BUSINESS

L’INDIA PUNTA SUL MERCATO INTERNO

L’industria dell’abbigliamento e il Covid

INDIA

Luglio 2020

Di ANNOU IYER

Il problema Covid in India non riguarda solo gli aiuti alla moda, ai marchi, ai designer, il problema riguarda soprattutto il sostegno da dare alle aziende tessili, ai tessitori a mano, agli artigiani, alle tintorie, ai sarti, agli esportatori, ai produttori di materia prima.

La situazione attuale ha portato a un completo ristagno del settore retail. E, poiché l’India è un paese fornitore, anche l’export tessile e di abbigliamento ha subito gravi perdite dalle cancellazioni degli ordini. In India, la percentuale di designer è inferiore all’1% rispetto al numero di artigiani e tessitori a mano.

Alcuni designer hanno recentemente convertito in qualche modo la propria attività in produzione di mascherine di cotone, ma il vero problema è la disoccupazione in migliaia di villaggi dediti alla tessitura e all’artigianato. La vera sfida sta nel sostegno alla loro sopravvivenza durante questo periodo.

Dastkari Haat Samiti

BUSINESS

LO STILE FUSION-WEAR INDIANO

La celebrazione del patrimonio culturale!

INDIA

Luglio 2020

I consumatori di moda indiani, inclusi i millennials, stanno celebrando il proprio patrimonio e, allo stesso tempo, si stanno dimostrando grandi follower della moda internazionale. Oggi più che mai sono interessati a individuare le tendenze del mondo e a trasformarsi in nomadi globali.
Man mano che la popolazione indiana giovane – sia femminile che maschile – esplora il proprio talento e avvia importanti carriere lascia sempre più libero spazio all’espressione delle proprie scelte attraverso l’abbigliamento. Fa piacere sottolineare che la moda in India sta diventando uno strumento di espressione personale, meno soggetta alle direttive vecchia maniera, anche se ancora controllata dalla consapevolezza delle forme del corpo. Questo fenomeno ha un nome – “Abbigliamento Indian-Fusion”.

L’abbigliamento fusion è estremamente popolare perché non è vincolato a nessuna tendenza né alle forme del corpo. Più che “fusion” potremmo quindi definirlo uno stile “anti-forme” – una moda che combina caratteristiche femminili e maschili insieme. È l’espressione della libertà di gusto e stile molto in voga in India in questo momento.

Doodlage di Kriti Tula

Pero di Aneeth Arora

Chola the Label di Sohaya Misra

DESIGNER

PRIMA IL GUSTO INDIANO

Più locale, meno globale

INDIA

Luglio 2020

Secondo uno studio di Technopak, il mercato al dettaglio indiano dovrebbe riservare una promettente crescita annuale del 6% (865 miliari di dollari rispetto ai 490 miliardi attuali) entro il 2023. La percentuale di crescita prevista per l’abbigliamento è dell’8%, corrispondente a 40 miliardi di dollari.

A queste cifre si aggiunge l’incredibile e singolare business dei matrimoni. Secondo lo studio del 2017 di KPMG “Market Study of Online Matrimony and Marriage Services in India”, l’industria dei servizi di questo settore ha un valore approssimativo di 53,77 miliardi di dollari, di cui una grossa fetta è attribuibile all’abbigliamento da cerimonia.

I marchi internazionali del lusso che non sfondano in India normalmente non si adattano alle preferenze estetiche di gran parte dei consumatori, che sono molto difficili da seguire. Pucci, per esempio, è entrato nel mercato indiano con la sua linea resort e Hermès, nel 2011, ha lanciato una collezione di sari, collezioni che nessuno indiano benestante era disposto ad acquistare.

L’India è l’unico mercato al mondo a preferire le tendenze “locali” piuttosto che “globali”, motivo per cui sempre più i giovani stilisti si stanno concentrando sul mercato nazionale, molto vasto. Non sono interessati a offrire collezioni in “stile occidentale” perché rappresentano un segmento completamente diverso che è coperto da marchi come Zara e HM con i loro capi a basso costo e lo stile “globale”.

I designer indiani forniscono prodotti Made in India sostenibili, biologici e in grado di contribuire al ciclo di vita dei tessuti, alla salvaguardia dell’ecosistema e si focalizzano sull’abbigliamento Indo Fusion e abiti tradizionali come quelli da cerimonia, sari e salwar kameez. Alcuni servono il mercato internazionale fatto dei numerosissimi indiani residenti all’estero oppure hanno come clienti stranieri appassionati dello stile e dei completi indiani.
Le foto ritraggono capi di abbigliamento di marchi conosciuti in patria, marchi che parlano la lingua Indian Fusion o Anti-Forma, che stanno realmente trasformando la moda indiana dandole nuova identità e celebrando la libertà di vivere l’attimo.

Paran Singh Photography

Bodice di Ruchika Sachdeva Aggiunge un nuovo linguaggio di modernità per le donne che in India desiderano un’alternativa minimalista all’abbigliamento tradizionale o formale occidentale. Il corsetto è adatto alle donne che “sfidano le convenzioni” della società indiana. Realizzati con tessuti pregiati e metodi di produzione artigianali.

Chola the Label di Sohaya Misra. Le caratteristiche forme e gli strati rappresentano un accenno all’auto-esplorazione che porta alla realizzazione di capi di lusso comodi e ricchi di dettagli. Prevalentemente lino e cotone a trama senza decorazioni per preservare l’integrità del tessuto. Un marchio moderno contemporaneo guidato dall’ethos della semplicità.

Huemn di Pranav Mishra & Shyama Shetty Il marchio offre versioni di street style di lusso estese anche alla donna – mette in discussione e rompe gli stereotipi, esplora l’idea di liberazione sessuale, celebra la positività del corpo, si focalizza sulla sostenibilità. Riconoscendo l’idea di expanded gender, il marchio offre anche abbigliamento non-binario.

Ikai di Ragini Ahuja Il marchio include forme occidentali che possono essere facilmente amalgamate alla società indiana. Ikai, che in Indi significa “Uno”, introduce caratteristiche indiane in collezioni prevalentemente contemporanee con forme androgine, tagli strutturati e drappeggi delicati.

Lovebirds di Amrita Khanna & Gursi Singh Le collezioni sono ispirate a linee pulite, forme geometriche e architettoniche senza perdere l’essenza femminile ma senza richiamare lo stile bambola; il volume non richiama l’abbigliamento uomo. Di ispirazione giapponese, moda minimalista con forme sperimentali, drappeggiate e grafiche originali.

Nida Mahmood Marchio Indian Kitsch noto per la filosofia traslata dall’arte, rompe tutti i confini attraverso idee individualistiche. L’ultima collezione di Nida, Madam Marigold, è un insieme di tradizione ed elementi moderni, focalizzata sulla sostenibilità con stampe Ajrakh di Gujarat, tinture naturali e sperimentazioni con tecniche analogiche per dare risalto alle stampe sul tessuto. Nida Madmood, Modella: Anna

SOSTENIBILITA’

L’IMPORTANZA DEL MERCATO INTERNO

L’industria indiana dell’abbigliamento durante il Covid

INDIA

Luglio 2020

L’abbigliamento ecosostenibile ha assistito a una crescita costante in India. Non dobbiamo scordare che l’India ha tradizionalmente un consumo di tessuti fatti a mano, cotoni e lini indiani, telai a mano, tinture naturali/vegetali.
Questi hanno sempre fatto parte della cultura nazionale: l’idea di “Eco-friendly” o “Sostenibilità” può essere nuova per le culture occidentali ma non per il modo di pensare indiano.
I consumatori sono sempre stati abituati all’utilizzo di tessuti sostenibili e fatti a mano, molto facili da reperire. Un importante passo avanti è il recente utilizzo da parte dei produttori di nuove pratiche, quali le certificazioni internazionali per produrre a basso impatto ambientale.
Man mano che il mercato del retail indiano va aprendosi al fast fashion – H&M, Zara, Uniqlo – i millennial locali assistono con lo stesso entusiasmo alla virata di questi marchi verso la sostenibilità.
Lo scenario attuale evidenzia come i nuovi marchi di moda locali, i retailer e le PMI abbiano davvero cambiato la moda nazionale, dando nuova linfa alle tendenze etiche.

Ricamo Chikankari

Stampa Ajrakh

Khadi

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